di Luca Sforzini, esperto d’Arte e proprietario del Castello di Castellar Ponzano (https://www.valutazione-quadri.it/)
Il graffitismo nasce come scrittura del corpo nello spazio urbano: una linea viva che misura il territorio con il ritmo del respiro. Non è solo ribellione; è poetica della presenza. Quando la metropoli modernizza i muri – pubblicità, wayfinding, schermi – la tag ritorna a dire: io sono qui. In questa grammatica del gesto, LA2 (Angel Ortiz) e Flycat sono due snodi decisivi: il primo porta nel cuore di New York un arabesco ipercinetico che contamina l’icona pop; il secondo traduce in Italia il wildstyle disciplinato in una calligrafia di sistema, capace di stare nel museo senza perdere l’odore della strada.
LA2: il controcanto calligrafico a Keith Haring
Le superfici interne di Haring – serpentine, radiant babies, figure-ideogramma – trovano in LA2 la controvoce: fitte reti di loops, squiggles, firmate in continuità, che increspano l’immagine fino a trasformarla in tessuto sonoro. La collaborazione non è “decorazione”: è basso continuo che fa vibrare il tema principale. Il risultato non è la somma di due stili, ma un terzo linguaggio: il pop diventa pattern rituale, la tag diventa ornato sacro.
Tecnicamente, LA2 lavora su densità e cadenza: ripetizione serrata, modulazioni strette tra pieno e vuoto, curve che si inseguono come punteggiatura respiratoria. La materia (marker, vernice, spray) è magrezza controllata: il gesto deve scorrere, non imbottonarsi. Iconologicamente, la sua scrittura fa una cosa semplice e potente: ri-cittadinanza. Prende l’immagine resa “internazionale” dal sistema dell’arte e la riporta al quartiere – come se il muro dicesse: questo passa da noi.
Flycat: il trasferimento italiano della disciplina del wildstyle
In Italia, Flycat assume il graffitismo non come folclore ma come metodo. La sua ricerca è una scuola: disegno prima di spray, blackbook prima di muro, architettura della lettera prima del colore. Il wildstyle – intersezioni, frecce, incastri – diventa calligrafia urbana: non caos, ma ordine cinetico. Lavoro su assi e counterforms, griglie invisibili, spessori progettati; il colore non abbellisce, legge la struttura.
Quando entra in galleria o in museo, Flycat porta con sé non il “souvenir della strada” ma la legge del lettering: tavole, tele, pannelli dove la linea è resistenza all’inerzia dell’oggetto. È il passaggio più difficile per ogni writer: istituzionalizzarsi senza addomesticarsi. Funziona quando la forma tiene il tempo del treno: velocità mentale prima che fisica.
Politica del muro: legal walls, commissioni, brand
La città contemporanea ha capito che il graffitismo non si spegne con la vernice grigia: o lo capisci o lo subisci. Legal walls, programmi educativi, commissioni pubbliche e private hanno trasformato la scrittura in policy culturale. Qui si apre il rischio maggiore: il muralismo di servizio. LA2 e Flycat – con esiti diversi – mostrano una via: salvare il gesto. Come? Non abbandonando la necessità formale (lettera, ritmo, densità) e mantenendo un protocollo di rischi: l’opera deve restare sfidante, mai pura illustrazione.
Lettura simbolico–tecnica (per collezionisti e periti)
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Stratigrafia: layer coerenti (marker/spray/acrilico), niente “vernice a specchio” posticcia.
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Linea: continuum senza esitazioni; le correzioni devono appartenere al tempo del gesto, non a un ripasso laborioso.
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Supporto: tele o pannelli con bordature pulite; per lavori su metallo/legno, attenzione a primer e grip d’epoca.
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Firma e handstyle: la calligrafia è la carta d’identità; imitare il wildstyle è facile, imitare l’handstyle no.
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Provenienze: foto in azione, blackbook, corrispondenze; diffidare di “tele storiche” senza contesto.
Contatti per valutazioni, perizie, expertise su graffitismo e writing (tele, pannelli, lavori storici di LA2, Flycat, scena italiana e internazionale): WhatsApp 3314125138 – email lucasforziniarte@libero.it.
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